Come ogni mattina, mi sveglio prima di tutti gli altri. Mi dirigo in cucina, accendo la macchina del caffè e, mentre attendo, alzo le tapparelle. Resto qualche minuto a osservare il giardino e i nuovi boccioli: “Benvenuti”, sussurro tra me e me. Stringo la tazza tra le mani, guardo il sole che inizia a scalare il cielo e mi godo il silenzio prezioso di questi istanti. In questo vuoto, sento il mio Sé che si ricompone, pronto per l’incontro con il mondo.

immagine generata da AI

immagine generata da AI

Tempo lento  e i suoi paradossi

Questo equilibrio, però, viene interrotto dal segnale del telefono che esce dalla modalità riposo. Uno sguardo veloce allo schermo: “Per il regalo di compleanno raccolgo direttamente io i soldi”. È la mamma della festeggiata che ha già scelto il regalo per sua figlia. Un sospiro mi scappa involontariamente; è un respiro denso di riflessioni che vanno ben oltre quel messaggio. La mente torna ai miei 8 o 10 anni: a quando con le amiche ci univamo in negozio per scegliere un regalo. Ricordo l’impegno, il tempo dedicato a immaginare cosa potesse far piacere davvero. Avevamo un’ora di tempo: un’ora di risate, piccoli litigi e un obiettivo comune: visualizzare la nostra amica felice mentre scartava il pacchetto.

Quell’ora non era tempo sprecato in logistica; era un esercizio di mentalizzazione. Stavamo allenando la capacità di uscire da noi stesse per entrare nella mente dell’altro, immaginando i suoi desideri e le sue passioni. Questa capacità di mettersi nei panni dell’altro non è un automatismo, ma una funzione psichica complessa che richiede quello che Anthony Bateman definisce un tempo lento per essere acquisita. Oggi, la transazione digitale ha cancellato questo spazio. Il regalo diventa un task da smarcare, una pratica da evadere nel modo più rapido possibile. Abbiamo guadagnato efficienza, ma abbiamo perso l’allenamento all’alterità. Sul gruppo whatsapp, la risposta è un coro di pollici alzati. In ottica sistemica, questa delega collettiva agisce come un potente meccanismo di difesa. In una società iper-performativa e giudicante, se nessuno sceglie individualmente, nessuno sbaglia. Ci si uniforma per evitare il conflitto o il rischio di fallire nel dono, sacrificando però la bellezza della diversità e dell’incontro autentico.

Immaginecoltivarelavitadocpaola©mantova

Immaginecoltivarelavitadocpaola©mantovapalazzote

Siamo immersi in quello che Gregory Bateson definirebbe un doppio legame sociale: il sistema ci chiede a parole di essere genitori presenti, empatici e attenti ai dettagli emotivi, ma contemporaneamente impone ritmi e contesti digitali che rendono quasi impossibile la cura della relazione lenta. Il pragmatismo diventa così una strategia di sopravvivenza: diventiamo freddi per non soccombere al carico cognitivo. Ma il prezzo è un isolamento emotivo profondo, proprio mentre siamo tutti connessi nello stesso gruppo. Così l’altro rischia di diventare un oggetto da gestire, una scadenza tra le tante, perdendo i suoi contorni di essere umano unico. La risposta a questa deriva non è la nostalgia, ma la testimonianza di un’alternativa: la resistenza relazionale. Continuare a scegliere l’altro, investire tempo nella ricerca di un pensiero dedicato, rivendicare il diritto di rallentare, non sono atti fuori tempo massimo. Sono atti di salute mentale. Possiamo ripristinare i vuoti fertili, come quel silenzio davanti al caffè, per tornare a vedere l’altro non come una “bolletta da pagare”, ma come un volto da incontrare. In quel tempo perso a pensare a un regalo o in quel silenzio sorseggiato con calma, risiede il seme di un’umanità che sceglie di restare tale. Perché solo quando smettiamo di essere efficienti, torniamo finalmente a essere umani.

Articolo a cura della Dott.ssa Eleonora Incerpi, psicologa psicoterapeuta presso Liberamente Psicoterapia Ravenna

Riferimenti bibliografici: Bateson, G (1972). Verso un’ecologia della mente. Adelphi. Watzlawick, P., Beavin, J.H., Jackson, D.D. (1967). Pragmatica della comunicazione umana. Astrolabio Fonagy, P., Target, M. (2001). Attaccamento e funzione riflessiva. Raffaello Cortina Editore. Baron-Cohen, S.(1995). L’occhio della mente: l’attenzione condivisa e la cecità mentale. Giovanni Fioriti Editore. Rosa, H (2015). Accelerazione e alienazione. Einaudi. Byung-Chul Han (2012). La società della stanchezza. Nottetempo. Borgna, E. (2010). L’attesa e la speranza. Feltrinelli.